Qualche migliaio di euro di risparmi sui contributi da pagare. E’ il beneficio che potranno avere dal prossimo anno le aziende italiane che assumeranno un giovane a tempo indeterminato, grazie agli incentivi per l’occupazione che il governo Gentiloni si appresta a introdurre con la Legge di Stabilità per il 2018.

Solo per i giovani

Per fare i calcoli precisi, bisognerà conoscere prima nel dettaglio il testo del provvedimento che è ancora tutto da scrivere. Si sa già però che gli incentivi saranno circoscritti alle assunzioni di giovani con meno di 32 anni (o 29 anni) e consisteranno nella riduzione alla metà dei contributi previdenziali da pagare per un periodo di 3 anni, con un tetto massimo per gli sgravi di 4mila euro annui.

Ma c’è un’incognita su un punto. Non è ancora chiaro se lo sconto contributivo andrà tutto nelle casse dell’impresa che assume o verrà dirottato in parte anche sulle buste-paga dei dipendenti. Nell’ipotesi che a beneficiarne siano solo le aziende, si possono fare alcune stime su quale sarà per loro il risparmio in termini di costo del lavoro, non appena decideranno di reclutare nuovo personale giovane.

Qualche esempio concreto

I contributi previdenziali ammontano a circa il 33% del salario al lordo delle tasse. Esempio: su una retribuzione lorda di 24mila euro annui (circa 1.500 euro netti al mese), il datore di lavoro paga una contribuzione di oltre 8mila euro. Dimezzandola con gli incentivi, dunque, ottiene un risparmio di 4mila euro (che, tra l’altro, è il tetto massimo previsto).

Se invece la retribuzione lorda del dipendente assunto è più bassa, si riduce anche il risparmio contributivo. Su un salario lordo di 15mila euro annui (corrispondenti a 1.100 euro netti) l’azienda paga 5mila euro di contributi. Grazie a un loro dimezzamento, ottiene un risparmio annuo di 2.500 euro.

Non è moltissimo ma, secondo il governo, è quanto basta per creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro tra i giovani e per spingere le aziende a proporre sin da subito un contratto di assunzione a tempo indeterminato, piuttosto che i soliti inquadramenti precari. Non resta che sperare che tale auspicio venga confermato dai fatti, a partire dal prossimo anno.

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