Foto: Facciata – Interno – Campanile

Il 12 maggio 1520 Gabriele Castelli arcivescovo dariense, alla presenza del vescovo Pietro Lippomani, consacrava a Curno l’altar maggiore di una chiesa eretta, si scrive, nel 1450. La chiesa fu invece consacrata una prima volta dal vescovo Vittore Soranzo il 23 settembre 1548 e poi ancora dal vescovo Gian Battista Milani il 22 settembre 1595. Più tardi, con decreto 20 luglio 1774, il vescovo Marco Molino la insigniva del titolo di prepositurale.

Ricostruita e dedicata a santa Maria Assunta il 29 settembre 1844 dal vescovo Carlo Gritti Morlacchi.

Nel 1936 su progetto dell’ing. Luigi Angelini e Franco Leidi la chiesa fu prolungata di una campata, ricomponendo in facciata elementi del 1856. In quell’occasione fu ritinteggiato tutto l’interno e fu collocata la zoccolatura.

Nel 1962 venivano eseguite le porte in rame sbalzato dello scultore Luigi Guerinoni, e la grande vetrata su cartone del pittore Mario Cornali (ditta Foglia); dal 1965 al 1967 si procedette al generale restauro con nuova tinteggiatura col concorso di Virgilio Gherardi, di Luigi Pelizzoli e del geom. Antonio Zigrino.

Nell’ampia e nobile aula che poco ha sofferto del prolungamento, fra tutti si distinguono i dipinti di Pietro Ronzelli: la Madonna del Rosario e Santi (1592), le due Storie di Gioacchino (1616). E l’Assunta nell’ancona centrale (1608). La tela dell’Adultera che è sopra la porta maggiore è di Antonio Cifrondi (m. 1730); le pale di S. Luigi (1952) e del S. Cuore (1958) sono di Pasquale Arzuffi. L’affresco dei santi Gioacchino e Anna all’altare omonimo lo si vuole del 1460 (?); le medaglie della volta sono di Luigi Galizzi (‘800), eccettuata l’ultima che è di Vittorio Manini (1936). La Via Crucis è di Gaetano Peverada (1797). Una Sacra Famiglia di Antonio Sibella (1894) è ora riposta.

Di bottega fantoniana la statua di Cristo morto, dono di Giovanni Barca, e una Madonna risposta; la statua dell’Immacolata è di Giacomo Angelini detto Cristina (‘800); la medaglia lignea dell’altare di S. Giuseppe è di Alessandro Ghislandi (1913). I pregevoli stalli del coro sono di ignoto del ‘700.

Assai bello, nella sobrietà del disegno, l’altar maggiore in stile neoclassico; vi sono marmi scelti tra cui la breccia medicea e specchiature in macchia vecchia.

Tra i preziosi una croce astile in argento traforato del ‘500; due calici d’argento, uno a sbalzo leggero del ‘600 e uno a sbalzo forte del ‘700; altro calice e un ostensorio d’argento massiccio dorato, in stile neoclassico (‘800); un crocifisso d’avorio di Andrea Fantoni (‘700); un messale legato in velluto rosso, del 1743, e un graduale impresso a Venezia nel 1779 in forte legatura di cuoio.

L’organo dei Serassi (1798, 1819) fu restaurato nel 1887 da Antonio Ondei e nel 1948 da Canuto Cornolti.

Il campanile ebbe l’attuale sopralzo nel 1926 ad opera di Pietro Brozzoni. Un primo concerto di cinque campane della ditta Gian Battista Monzini (1819), consacrato dal vescovo Carlo Gritti Morlacchi il 29 settembre 1844, fu portato a otto nel 1859 con l’aggiunta di tre campane di Antonio Monzini, consacrate il 27 settembre di quello stesso anno.

L’attuale concerto di 10 campane in “la mg. Pr.” della fonderia fratelli Barigozzi di Milano (1927) dopo la spogliazione bellica venne reintegrato dalla stessa ditta con la fusione di tre nuove campane che furono consacrate dal vescovo Adriano Bernareggi il 2 agosto 1951.

(da “Chiese Parrocchiali di Bergamo”, Luigi Pagnoni)