Perche’ non sia troppo tardi

Ma è proprio vero che le prossime elezioni saranno un si o un no a Berlusconi? Lo ha sostenuto qualche giorno fa Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, sostenendo che in realtà Berlusconi ha soltanto un rivale: se stesso. Se riesce a mantenersi calmo , a limitarsi a presentare e chiarire i punti del suo programma, vincerà pensa Panebianco. Se vorrà strafare , rischia di perdere.

Noi cittadini, in sostanza, votando la coalizione di centrosinistra non diremmo si a Rutelli, nè a un progetto preciso, a un programma di governo: diremmo semplicemente no a Berlusconi. Votando centrodestra gli diremmo si .

L estrema semplificazione di Panebianco che sembra riduttiva se rapportata ai significati complessi delle elezioni politiche non è priva di una sua giustificazione. E può darsi che colga anche nel segno.

Anche perchè – Panebianco non lo dice esplicitamente ma lo lascia trapelare – il voto ad altre formazioni che si collocano al di fuori dei due schieramenti, sarà facile alla fine che finisca con l essere, di fatto, a seconda del gruppo scelto, un no o un si a Berlusconi.

*** Ora, dopo quanto sullo scorso numero del nostro giornale abbiamo scritto a commento della prolusione di Ruini al consiglio permanente della Cei, e di fronte a quanto chiedono ora i vescovi di Calabria, non ci metteremo certo a indicare quali motivi ci spingano a dire si o no a Berlusconi.

Perchè, se è chiaro che anche noi dell Avvenire di Calabria, come del resto l intero mondo cattolico, ci troviamo – a proposito – su posizioni differenti, ci pare corretto limitarci a segnalare la legittimità dell una o dell altra scelta. La sensibilità di ciascuno, il personale modo di vedere, quello sforzo di discernimento a cui si è chiamati offriranno alla fine le motivazioni concrete per il voto, prima di inserire la scheda nell urna.

In ogni caso, nonostante i limiti oggettivi entro cui l attuale legge elettorale costringe un elettore che pensa, il voto di lista nel proporzionale consente la possibilità di esprimere un adesione convinta a quelle forze politiche che sono meno lontane da una visione cristiana della società e dello Stato.

Ma l attuale vicenda elettorale, comunque la si consideri, ancora una volta grida ai laici cristiani l urgenza di un impegno più intenso in un ambito che è specificamente loro: quello che va oltre il pre-politico e si incarna nella politica attiva come l espressione più alta della carità .

Al di là dei dubbi che li possono angustiare, o dei rischi che col disimpegno potrebbero credere di evitare, è tempo che i cristiani laici anche qui da noi riconsiderino il loro modo di porsi nei confronti di questo tema decisivo, per non dovere un domani pentirci tutti – quando magari sarà troppo tardi – di non averci pensato.

di F. C.