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Il paradosso da anni viene raccontato da migliaia di amministratori locali. Avere i soldi per pagare lavori già eseguiti, come infrastrutture, edifici, manutenzioni, ma non poterli spendere. A tenere bloccati milioni di euro nelle casse di Comuni e Regioni è il Patto di stabilità, ovvero quell’insieme di regole di finanza pubblica imposte agli enti locali per tenerne sotto controllo l’indebitamento.

Chi paga le conseguenze di questa imbrigliatura non sono solo i semplici cittadini che vedono ridimensionarsi sempre più i servizi pubblici. Nella morsa finisce una miriade di aziende che si trovano alla voce fornitori nei libri contabili degli enti territoriali. Imprese che magari da tempo aspettano il compenso per opere già realizzate, e che a secco di liquidità rischiano il tracollo.

Per questo alla manifestazione organizzata a Roma dall’Anci, l’associazione dei comuni italiani, hanno aderito tutte le associazioni del mondo produttivo, a partire da quelle dei costruttori. Ma a fianco dei primi cittadini ci sono anche i sindacati preoccupati per l’azzeramento della spesa sociale e per gli effetti recessivi sul lavoro causati dal Patto di stabilità.

Lo sblocco alle proprie finanze chiesto dai sindaci ha trovato un’apertura in Europa, a monte, cioè, della catena di austerità imposta alla pubblica amministrazione. La Commissione europea si è detta disposta ad allentare i vincoli delle attuali regole. Ma per i sindaci il tempo è già scaduto e la richiesta è che il governo adotti subito dei provvedimenti. La domanda è quale governo debba intervenire. Lo può fare anche quello uscente. Il ministro dell’economia Vittorio Grilli si è già messo al lavoro e il via libera ai pagamenti in sospeso potrebbe arrivare da un decreto legge.

Il presidente Anci Delrio ha dichiarato che se entro metà aprile non arrivano risposte utili, i sindaci romperanno il patto, sbloccando da soli circa 9 miliardi di euro per pagare opere terminate oppure in corso. E questo nonostante le conseguenze negative sui Comuni che la trasgressione può comportare.