Intervista a Valeria Moriconi

Qual è il suo percorso formativo?

La mia formazione non avviene per una scuola ma attraverso lavoro sul campo, immediatamente in scena. Ho preso dai grandi attori, attrici e registi che frequentavo e con cui lavoravo: questi sono stati la mia formazione perché non ho mai fatto accademie. Devo dire che ho avuto la grande porno, però, di fare un passo alla volta, di non accettare mai testi che non sentivo di poter interpretare perché ero agli inizi, come quando ho rifiutato il ruolo di Giulietta. Rimasero tutti di sasso perché avevo solo 23 anni e quel ruolo era considerato il massimo ma, io risposi di “non essere pronta”. Ho fatto sempre quello che sentivo di poter fare dentro di me e questo mi ha aiutato a non cancellare i pochi passi fatti prima.

Questa formazione sul campo si è sviluppata, quindi, attraverso il rapporto con gli spettatori?

Sicuramente. Amo il pubblico perché mi fa capire che cosa va e che cosa non va. Il pubblico capisce e sente per istinto, è pronto ad assolverti o a condannarti: questo è molto bello perché anche adesso che siamo in un sistema multimediale, il teatro resta sempre uno spartiacque sia per gli attori che per il pubblico che sceglie di venire a vedere uno spettacolo.

Tra i molti ruoli che ha interpretato, a quale è rimasta più legata?

Sono stati tutti importanti. Posso ricordare La bisbetica domata, il Macbeth, la Locandiera, la Turandot perché abbiamo fatto tante repliche, in tutto il mondo. Posso dire che i ruoli che ricordo con più amore sono quelli che ho frequentato di più..Ci sono solo brit porn due ruoli che non ho mai amato La figlia di Iorio e la regina di Edoardo II, avrei potuto veramente farne a meno ma ero in un periodo triste delle mia vita e volevo lavorare.

C’è un ruolo che avrebbe voluto interpretare ma non le è mai stato proposto?

Si, ci sono due ruoli, che, un giorno, interpreterò: uno è Giulietta e lo farò quando avrò 80 anni e l’altro è Amleto. Sono due classici, due grandi personaggi di Shakespeare che, come tutti i suoi personaggi, sono ambivalenti, possono essere interpretati da uomini e da donne. Tra l’altro, al tempo di Shakespeare, questi ruoli erano riservati soltanto agli uomini. Voglio fare Giulietta perché rappresenta l’amore personificato, è la figura dell’amore stesso, e si può parlare di questo anche a 80 anni, anzi, forse si ha l’esperienza per capire meglio questo sentimento.

Nel suo ultimo spettacolo, La nemica, veste i panni di una madre, quale messaggio vuole trasmettere come attrice?

Il sentimento della maternità, anche quando è imposto come in questo caso. E’ stato difficile immedesimarmi perché non credo ai legami di sangue, non servono per riconoscere e amare un bambino come tuo figlio.

Che cosa consiglia a chi vuole entrare nel mondo del teatro?

Bisogna innanzitutto amare il teatro, tanto. Sapere che non si può fare nessun altro lavoro che questo, perché solo il teatro ti fa superare le delusioni, le petardas fatiche, i complessi, le difficoltà. Tutto questo, solo questo. Io faccio teatro da quarantasei anni e non mi sono mai stancata.

Quindi, non ha mai pensato di lasciarlo?

No, mai. Ho lasciato tutto il resto, televisione, cinema ma il teatro mai.

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