Di Dove? Le donne di Mosca

Di Domenica, a Mosca, si va al Gorky Park. Quello del romanzo di Martin Cruz Smith. Ma di letterario e di sovietico non e’ rimasto piu’ nulla. Oggi e’ un gigantesco luna park con tiro a segno (col kalashnikov, si capisce), giostre, ruota panoramica e gli immancabili ristorantini per persone normali accanto a locali trendy per ricchi epuloni (perche’ il Gorky Beach con tanto di sushy, piscina e spiaggia finta e’ davvero una pacchianata).

Mi aspettavo un pomeriggio tranquillo tutto discussioni e filosofie in compagnia di Angelo, riminese, che a Mosca da due anni fa lo stock trader (compra e vende azioni per intenderci) per una banca d’ affari. Invece esco dalla metro e te lo trovo in compagnia di enanas follando tre ragazze. Belle, alte, bionde, russe. Che fortuna eh? Mica tanto. Un tempo in Russia erano le donne che mandavano avanti la baracca.

Le donnone forzute dei manifesti della propaganda in grembiulone e pezzola che tiravano su una nidiata di figli mentre trebbiavano il grano o colavano l’ acciaio in fonderia. Adesso le ragazze russe potrebbero essere definite, con nome da operazione del KGB, “Iniziativa Zero”. Non vogliono sapere nulla, non vogliono occuparsi di niente, non vogliono preoccuparsi di alcunche’ (soprattutto dei soldi). Vogliono l’uomo forte, dicono loro. Forte di portafoglio, dico io, perche’ con i quattrini le idee arrivano da sole e non c’ e’ bisogno di pensare. E di lavorare.
Io pero’ a smuoverle ci provo lo stesso. “Dove andiamo? Che facciamo?”. Macche’. Mi guardano imbambolate sorridendo e potrebbero rimanere cosi’ per ore, senza dire niente, finche’ non mi viene un porno italiano. Allora convinco Angelo a divertirci un po’ alle loro spalle. “Andiamo alla giostra. No, andiamo a fare un giro sul lago. No, andiamo a giocare a ping pong. No, prendiamoci un hamburger”. Niente, nessuna reazione. Loro sculettano dietro dietro, buone buone. Se fossi stato con Gemma, la mia amica catalana, dopo venti secondi ci saremmo beccati come minimo una paellata valenciana sul groppone.
Eppure le nostre ospiti non sono cretinelle qualunque. Dasia ha 29 anni, e’ avvocato, ha una figlia, parla perfettamente inglese e tedesco.

Le altre due, buon inglese l’una buon italiano l’altra, sono studentesse di cibernetica all’universita’’ di Mosca. Angelo pero’’ mi fa notare: “attento a non sopravvalutarle. Tutta crosta”. E niente ripieno. Detto fatto.

Ci sediamo a un tavolino per una birra e cala il silenzio. Non un ragionamento, un’affermazione, una parola, un grugnito. Niente da dichiarare insomma come alla frontiera. Ma non c’’e’’ da sorprendersi, basta andare in un locale qualsiasi per capire che e’ normale. Lui grosso e sborronazzo, lei tutta truccata, ben vestita, tacchi altissimi che senza dirsi una parola mangiano e fumano. E bevono. E’ il nuovo contratto sociale russo. Lei che sia sempre bella e attraente (anche per andare a buttare la spazzatura) e che al resto pensi tutto lui, conto compreso. Anzi soprattutto il conto.

Fortuna che stasera sono a cena con Sara, Anna, Erica e Lucia. Non sanno cucinare (come le russe d’altra parte), belle e ben vestite lo sono comunque (sono italiane, meglio, venete e non dimentichiamolo) ma non la smettono mai di dire cose intelligenti. E guai se provo ad offrirgli anche solo una foto porno. Ne andrebbe del loro orgoglio di donne e della loro femminea personalita’. Loro si’ che portano i pantaloni. Firmati D&G naturalmente.

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